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Marinello On
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Cultura-l-mente:
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Pezzi
tratti da opere
Non crediate a coloro che fanno professione d'avere lasciato le faccende e le grandezze volontariamente e per amore della quiete, perché quasi sempre ne è stata cagione o leggerezza o necessità; però si vede per esperienzia che quasi tutti, come se gli offerisce uno spiraglio di potere tornare alla vita di prima, lasciata la tanto lodata quiete, vi si gettano con quella furia che fa el fuoco alle cose bene unte e secche.
Tratto dall'opera Ricordi politici e civili di Francesco Guicciardini
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"Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e ’l primo amore.
Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate".
Queste parole di colore oscuro
vid’io scritte al sommo d’una porta;
per ch’io: "Maestro, il senso lor m’è duro".
Ed elli a me, come persona accorta:
"Qui si convien lasciare ogne sospetto;
ogne viltà convien che qui sia morta.
Noi siam venuti al loco ov’i’ t’ho detto
che tu vedrai le genti dolorose
c’hanno perduto il ben de l’intelletto".
Canto 3 Divina Commedia - Inferno - D. Alighieri
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Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.
Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai
Canto I Divina Commedia - Inferno - D. Alighieri
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Forse perché della fatal quïete
tu sei l'immago a me sì cara vieni
o Sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,
e quando dal nevoso aere inquïete
tenebre e lunghe all'universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme
delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.
Tratto dall'opera Sonetti di Ugo Foscolo "Alla sera"
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Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riescire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre, col sentirgli dir sempre a quel modo, aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo.
Del resto, ella lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana; e siccome era malpelo c'era anche a temere che ne sottraesse un paio, di quei soldi: nel dubbio, per non sbagliare, la sorella maggiore gli faceva la ricevuta a scapaccioni.
Però il padrone della cava aveva confermato che i soldi erano tanti e non più; e in coscienza erano anche troppi per Malpelo, un monellaccio che nessuno avrebbe voluto vederselo davanti, e che tutti schivavano come un can rognoso, e lo accarezzavano coi piedi, allorché se lo trovavano a tiro. Egli era davvero un brutto ceffo, torvo, ringhioso, e selvatico.
Tratto dall'opera Vita dei campi di Giovanni Verga " Rosso Malpelo"
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Il curato, voltata la
stradetta, e dirizzando, com'era solito, lo sguardo al tabernacolo, vide una cosa che non s'aspettava, e che non avrebbe voluto vedere. Due uomini stavano, l'uno dirimpetto all'altro, al confluente, per dir così, delle due viottole: un di costoro, a cavalcioni sul muricciolo basso, con una gamba spenzolata al di fuori, e l'altro piede posato sul terreno della strada; il compagno, in piedi, appoggiato al muro, con le braccia incrociate sul petto. L'abito, il portamento, e quello che, dal luogo
ov'era giunto il curato, si poteva distinguer dell'aspetto, non lasciavan dubbio intorno alla lor condizione. Avevano entrambi intorno al capo una reticella verde, che cadeva sull'omero sinistro, terminata in una gran nappa, e dalla quale usciva sulla fronte un enorme ciuffo: due lunghi mustacchi arricciati in punta: una cintura lucida di cuoio, e a quella attaccate due pistole: un piccol corno ripieno di polvere, cascante sul petto, come una collana: un manico di coltellaccio che spuntava fuori d'un taschino degli ampi e gonfi calzoni: uno spadone, con una gran guardia traforata a lamine d'ottone, congegnate come in cifra, forbite e lucenti: a prima vista si davano a conoscere per individui della specie de' bravi.
Tratto dall'opera I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni
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Voi non potete immaginare come questi uomini che dicono di sapere tante cose, che sembrano conoscere il mondo sí bene, e ne ridono, sieno poi tanto ignoranti, tanto superficiali nella scienza del cuore umano. S’illudono perché si conoscono tra loro, e si conoscono tra loro perché sono tutti eguali! Voi siete diverso, voi; mi è bastato vedervi per comprenderlo. Non vi domando che la vostra protezione, la vostra tolleranza. Ho qui nel cuore tante cose che mi fanno male, perché non le posso mai dire; e poi lo vedete, sono malata, sono anche brutta, assai brutta, dovete aver compassione di me… quella compassione amorevole, generosa, sincera che non ho trovato mai, mai, e di cui sento tanto bisogno. Non mi rifiuterete la vostra pietà, ditelo, non me la rifiuterete!
Tratto dall'opera Fosca di Iginio Ugo Tarchetti
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Avevo già effettuato da capo a piedi la mia trasformazione esteriore: tutto sbarbato, con un pajo di occhiali azzurri chiari e coi capelli lunghi, scomposti artisticamente: parevo proprio un altro! Mi fermavo qualche volta a conversar con me stesso innanzi a uno specchio e mi mettevo a ridere."Adriano
Meis! Uomo felice! Peccato che debba esser conciato così... Ma, via, che te n'importa? Va
benone! Se non fosse per quest'occhio di lui, di quell'imbecille, non saresti poi, alla fin fine, tanto brutto, nella stranezza un po' spavalda della tua figura. Fai un po' ridere le donne, ecco. Ma la colpa, in fondo, non è tua. Se quell'altro non avesse portato i capelli così corti, tu non saresti ora obbligato a portarli così lunghi: e non certo per tuo gusto, lo so, vai ora sbarbato come un prete. Pazienza! Quando le donne ridono... ridi anche tu: è il meglio che possa fare."
Tratto dall'opera Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello
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L'atrocità stessa della pena fa che si ardisca tanto di piú per
ischivarla, quanto è grande il male a cui si va incontro; fa che si commettano piú delitti, per fuggir la pena di uno solo. I paesi e i tempi dei piú atroci supplicii furon sempre quelli delle piú sanguinose ed inumane azioni, poiché il medesimo spirito di ferocia che guidava la mano del legislatore, reggeva quella del parricida e del sicario.
Tratto dall'opera Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria
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E se ne andò colla sua sporta sotto il braccio; poi, quando fu lontano, in mezzo alla piazza scura e deserta, che tutti gli usci eran chiusi, si fermò ad ascoltare se chiudessero la porta della casa del nespolo, mentre il cane gli abbaiava dietro, e gli diceva col suo abbaiare che era solo in mezzo al paese. Soltanto il mare gli brontolava la solita storia lì sotto, in mezzo ai
fariglioni, perché il mare non ha paese nemmeno lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole, anzi ad Aci Trezza ha un modo tutto suo di brontolare, e si riconosce subito al gorgogliare che fa tra quegli scogli nei quali si rompe e par la voce di un amico.
Tratto dall'opera I Malavoglia di G. Verga "l'addio di
Ntoni"
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Quando ebbe trovato il nome al suo burattino, allora cominciò a lavorare a buono, e gli fece subito i capelli, poi la fronte, poi gli occhi.
Fatti gli occhi, figuratevi la sua maraviglia quando si accorse che gli occhi si muovevano e che lo guardavano fisso fisso.
Geppetto, vedendosi guardare da quei due occhi di legno, se n'ebbe quasi per male, e disse con accento risentito:
- Occhiacci di legno, perché mi guardate?
Nessuno rispose.
Allora, dopo gli occhi, gli fece il naso; ma il naso, appena fatto, cominciò a crescere: e cresci, cresci, cresci diventò in pochi minuti un nasone che non finiva mai.
Il povero Geppetto si affaticava a ritagliarlo; ma più lo ritagliava e lo
scorciva, e più quel naso impertinente diventava lungo.
Tratto dall'opera Pinocchio di Carlo Collodi
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Tratto dall’opera “E l’alluce fu” di Roberto Benigni.
Sesso:
Ma cosa avete voi donne che attira così l’omo? Me lo avete a dire, oramai sono giunto all’età. Devo sapere cosa c’avete in quella zona là, giusto per saperlo. C’hai un trattore? Un treno? La Firenze mare? La galleria del monte bianco? Fammi vedere un secondo, giusto per vedere un attimo quell’affare là. Mai visto? Sì, qualche volta sì, a dir la verità. Ma come mai attiro tanto l’omo quell’azienda là? Piero Angela dov’è? Angela, ma lei che ha fatto il viaggio dentro il corpo umano me lo vuol dire che cosa c’è nella donna? Già, si è fermato prima perché là è zona pericolosa. L’hanno messa al centro del corpo perché così non ci si sbaglia mai.
Spermatozoi:
La sessualità è insita nell’uomo più di ogni altra cosa. Ognuno di noi è portatore di spermatozoi, o prenditore, no? Quanto il sesso comincia a bollire nella macchina dell’omo, e si passa proprio da un sesso all’altro, pensate al trauma… Siamo nella parte maschile e si va in quella femminile.
Tutti noi eravamo spermatozoi…
- Dio bono, vai!
- ‘ndò siamo, nelle grotte di Sant’Antonio? E che c’è qui?
Per lo spermatozoo quel posto là, che tutti conoscete, è enorme. Quanti siamo, miliardi
cazzo!
- Un miliardo di là!
- E dove bisogna andare?
- Là, nelle ovaie.
- Le ovaie? E che siamo in una gallina? No!
Sarebbero le mammifere! Le chiaman così i dottori. Bestia della miseria! Tutti i pericoli corsi per arrivare laggiù…
- Vai! Attenzione alla spirale! Aggirare, c’è un diaframma!, La pillola, aiuto!!!
Pensa i pericoli corsi quanto eravamo la dentro. Già c’è la sessualità nello spermatozoo, e ne deve arrivare solo uno…
Ora, volevo dire, quando Spadolini era spermatozoo, com’ha fatto ad arrivare primo? Secondo me c’aveva qualche mafioso in quella zona…
- Fermi! Fate passare il senatore, indietro! Indietro tutti o vi sparo con questo preservativo! Avanti senatore
Spadolini, vada tranquillo. Indietro tutti, maledetti!!! Entri dentro, senatore, vai, Dio
bono!!!
Ce l’hanno proprio spinto, nell’ovaia. Tacchini salami capponi…quei nove mesi chissà quanto ha mangiato…
I nomi:
I medici lo chiamano il pene, scientificamente no? Ma c’è né diversi, c’è il pene, il fallo…”Diamo una visita al fallo”, ”Vediamo il pube”, l’organo, il membro, la protuberanza, la prominenza, il muscolo, il sesso, la zona esogena, il birillino quanto siamo piccini, il pipino, il pipì, il pisello, il pistolino, il
cazzetto, va bè questo lo sappiamo, il cinci, il
billo, la fava, la mischia, la cerchia, la banana, la cappella, l’asta, la verga, la fava cappona, la mazza, il batacchio, Rocco e i suoi fratelli, il barzo…il barzo è bello!, l’organo pedicolare, il pendolo, lo
sventrapapere, lo sfondaranocchie, priapo, il
crescinmano, il salame, la salsiccia, il sanguinaccio, il cornetto algida da
millennove, il trichebballacca, l’azzittamonache, l’anguilla, il cetriolo, il mì fratello più piccino, il pezzo di lesso, il
Blackedecker, il più lo butti giù e più ritorna su... Ma c’è né un miliardo, sembrano buscherate me è una cosa poetica forse.
A parte poi che per quelli femminili c’è né anche di più. Non oso nominarle perché mi viene nel corpo una cosa d’amore irresistibile già nell’immaginazione, sulla vagina… Il medico dice la vulva…fa paura, la vulva, è una cosa spaventosa, una vulva sette e quaranta turbo diesel…Una cosa tremenda la vulva addosso! Bella la vulva. Poi c’è la cosa, la passera, la chitarrina, la farfallina, la fisarmonica, la gattina, la
filettina, la topa, la toppa, la gnocca, la
pucchiacca, la sorca, la picchia, la passerina, la
patonza, la nacchera, la cavità, la ferita, la natura, la vergogna, lo spacco, l’antro tetro, la marianna la va in campagna, la
bernarda, la tacchina, l’anonima sequestri, l’effetto serra, conto in banca, l’affloscia pertiche, la sacca cetrioli, l’azzittapreti, la fammela vedere, la fammela vedere un’altra volta…è una bellezza che non se ne può parlare.
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